I compagni – intervista a Mario Monicelli

I compagni
Italia/Francia, 1963, 35mm, 128′, B/N

Sinossi

Nella Torino di fine Ottocento gli operai di un’industria tessile dopo un incidente sul lavoro iniziano a prendere coscienza delle loro condizioni e chiedono una riduzione dell’orario di lavoro. La protesta fallisce, ma arriva da Genova un “agitatore” socialista, il professor Sinigaglia, che diventa la loro guida ideologica organizzando uno sciopero ad oltranza. L’arrivo di un treno carico di crumiri provoca accesi tafferugli nei quali perde la vita uno degli operai. Lo sciopero prosegue e la resistenza dei padroni vacilla, ma gli operai sono stremati e meditano di tornare al lavoro. L’intervento della polizia e dell’esercito sancisce il fallimento della rivolta. Gli operai ritornano in fabbrica sotto il peso della sconfitta, ma con nuove prospettive per il futuro.

Dichiarazioni

«L’idea di girare I compagni mi venne a Parigi, mentre attraversavo piazza della Bastiglia insieme al produttore Cristaldi, e riflettevo sul fatto che in quella piazza, in cui non restava alcuna traccia dell’antica fortezza, era cominciata una nuova fase storica perché un gruppo di disperati voleva ottenere il riconoscimento dei propri diritti, e fece una rivoluzione per ottener­lo. Di lì sono poi passato a chiedermi che cosa doveva essere uno sciopero alla fine dell’Ottocento, quando alcuni poveri operai privi di cultura, capacità, organizzazione, si mettevano in testa – ad esempio – di diminuire di un’ora il loro orario di lavoro. Volevo raccontare una storia del passato che mi è venuta come commedia, perché io vedo il mondo come commedia: la battaglia sindacale poteva essere rappresentata anche con toni divertenti, perché in ogni momento della vita di ogni comunità umana ci sono amori, scherzi, divertimenti, soprattutto se i protagonisti sono giovani. Ho spiegato la mia idea a Cristaldi, che già aveva fatto I soliti ignoti, e lui ha accettato. Allora ho radunato gli amici ed abbiamo cominciato il lavoro di studio, documentazione, ricerca delle foto, ecc. Benché / compagni fosse ambientato a Torino, fu quasi impossibile girare in città, perché non era rimasto nulla dell’aspetto urbano di fine Ottocento; così ho girato a Cuneo, Fossano, Zagabria, e in altri luo­ghi. Ricordo che quando venni a Torino nel ’63 trovai una città molto caotica, sporca, fortemente degradata a causa della straordi­naria immigrazione dal Meridione che allora era in corso. Oggi trovo la città molto migliorata, forse anche perché ormai gli immi­grati meridionali sono bene integrati, e mi pare che la gente possa vivere in modo tranquillo e piacevole» (M. Monicelli, “Notiziario dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema” n. 68, 2001).

«L’idea era quella di fare una commedia con tanti personaggi, un film corale nel quale ci fosse ben presente l’elemento storico. Ci affascinava l’idea di essere i primi a raccontare una storia di operai e di scioperi, argomento che era stato sempre tabù in Italia. Ma, come ho detto altre volte, in Italia la società era a destra ma il cinema stava a sinistra e noi affrontammo il film come una sfida, una piacevole sfida. E come tutte le sfide, mettevamo nel conto che potesse andare male, e infatti il film non ha avuto il successo che speravamo e che meritava. Non è piaciuto ai borghesi perché parlava di scioperi, e agli operai politicizzati perché temevano che l’ironia con la quale raccontavamo la vicenda potesse gettarli nel ridicolo. Ma è stato il film per il quale abbiamo compiuto il massimo sforzo di ricerca. Alcuni nostri collaboratori sono partiti per Torino e sono stati lì per un mese, sono riusciti a rintracciare all’ospizio due vecchietti che avevano partecipato agli scioperi di inizio secolo, e la loro testimonianza è stata utilissima per ricostruire la vita quotidiana e anche alcune scene importanti: ad esempio, la sequenza nella quale gli operai in sciopero rubano il carbone dalla stazione ferroviaria proviene proprio da un loro racconto. Poi siamo andati nelle sedi del sindacato e abbiamo consultato le riviste operaie d’epoca, soprattutto le illustrazioni, e molte tracce di questo lavoro si possono ritrovare nelle scenografie e nei costumi» (M. Monicelli, in D. Bracco, S. Della Casa, P. Manera, F. Prono (a cura), Torino città del cinema, Il Castoro, Milano, 2001).

dal sito www.torinocittadelcinema.it

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