Dizionario di Marxismo: concorrenza – intervista a Giulio Palermo

Riportiamo la trascrizione della parte finale della relazione di Giulio Palermo sulla concorrenza, che riteniamo importante per i molteplici spunti di riflessione che offre, soprattutto nell’analisi puntuale e attenta delle dinamiche che muovono il mercato. Come l’ha definita Engels, “la concorrenza è l’arma più affilata nelle mani della borghesia contro il proletariato”.

L’analisi di Palermo parte dagli scritti di Marx e riporta che nel Capitale egli non inizia dalla concorrenza perfetta ma tratta della merce che contiene tutte le caratteristiche essenziali del modo di produzione capitalistico. La merce presuppone la proprietà privata e il mercato, dove scambiare la merce. Per parlare dunque della produzione capitalistica bisogna parlare del processo di mercificazione che include anche la forza lavoro. Nella merce sono quindi inclusi tutti i rapporti di classe che la concorrenza rende asimmetrici, la concorrenza non è una forma di mercato ma è un meccanismo che regola determinati rapporti sociali. Giulio Palermo relaziona in modo molto dettagliato, chiaro, preciso il tema della concorrenza quindi l’ascolto è molto scorrevole e ricco di spunti che possiamo cogliere per mettere in campo una risposta politica e cioè di creare rapporti solidali tra lavoratori tramite un lavoro capillare.

Dizionario di marxismo: CONCORRENZA. Intervista di Eugenia Foddai a Giulio Palermo, Le strade di Babele, Radio Onda d’Urto.

Pubblicato su youtube il 15 nov 2013

 

[…..] Il capitale si espande e tende ad assoggettare sempre di più ogni sfera della vita sociale e dei rapporti sociali allo stesso tempo tende ad imporsi a livello culturale come meccanismo di coordinamento della società anche in terreni che hanno poco a che fare con la produzione capitalistica, tutto quanto tende ad essere governato dalla concorrenza perché il sistema capitalistico è un sistema in cui la sfera economica tende ad imporsi sulle altre sfere dei rapporti sociale la sfera economica ha come meccanismo coercitivo proprio il meccanismo concorrenziale. Quindi il meccanismo concorrenziale, in una sorta di emulazione viene imposto in tanti terreni diversi. Oggi troviamo del tutto naturale competere in qualsiasi cosa che facciamo, il più bel libro, il più bel film, chi corre più veloce. Questo da una parte è frutto di una tendenza intrinseca all’accumulazione capitalistica, nel momento in cui il capitale si espande, la concorrenza tende a diventare  principio di coordinamento sempre più presente e noi tendiamo ad imporcelo anche dove l’economia non ce lo sta imponendo. Dall’altra parte ovviamente c’è un grosso sforzo da parte di alcune sfere politiche e sociali che sono quelle che hanno interesse a favorire rapporti concorrenziali. I rapporti concorrenziali che vengono a svilupparsi, per esempio lo sport, non necessariamente implicano rapporti di sfruttamento, ma servono a riprodurre una cultura all’interno della quale si compete su tutto. L’economista borghese, l’economista volgare, tende a vedere tutto con le lenti della concorrenza e tende a vedere tutto come se ci fosse una natura umana che porta a fare questo […..]  tutta questa tendenza vede la concorrenza come qualcosa di naturale e ciò non è altro che il motivo di fondo che porta l’economista borghese a formalizzare il suo bel modello di concorrenza perfetta, questo modello non poteva essere concepito prima che il meccanismo concorrenziale diventasse egemone sulle nostra società, nel momento in cui si concretizza nella realtà, a quel punto è possibile per l’economista borghese concettualizzare, formalizzare un bel modellone teorico con individui isolati che competono tra di loro e l’obiettivo non è spiegare da dove viene la concorrenza e come opera, ma diventa spiegare perché la concorrenza è bella e una volta fatto questo fornisce al politico uno strumento con il quale accelerare certe dinamiche quindi accelerare la dinamica verso rapporti competitivi e grazie al modello di concorrenza perfetta che finge di dimostrare tutte le virtù della concorrenza, il politico mette in campo politiche che aumentino la mercificazione della società senza dover fare apertamente un attacco di classe ai lavoratori e a tutta la società che soffre di questo processo di mercificazione. Il tutto avviene nel nome del bene comune. Questo è un punto importante perché vedo che sempre di più anche la sinistra insiste sul bene comune come la chiave di lettura per indicare determinati rimedi, laddove la ricerca del bene comune è la contrapposizione più forte che si potesse inventare alla lotta di classe che invece Marx ed Engels individuano come l’arma per far fronte a queste pressioni concorrenziali.

Risposta politica di Marx ed Engels a questa dinamica concorrenziale e agli effetti nefasti che questa ha sui rapporti di classe: la risposta politica all’arma più tagliente della borghesia come la chiama Engels è contenuta nelle ultime parole del “Manifesto del Partito Comunista”: lavoratori di tutti i paesi unitevi. L’associazione, l’unione dei lavoratori è lo strumento attraverso il quale diventa possibile mettere alle corde la concorrenza. Storicamente ogni singolo capitalista ha sempre saputo che la prima cosa da fare era impedire che i lavoratori si unissero. Questo è abbastanza ovvio, gli economisti di accademia, non andando sul campo, non andando in un posto di lavoro hanno formalizzato tutta una serie di teorie che non tengono conto di questa evidenza. Dal punto di vista di Marx e di Engels la risposta politica è molto significativa: si tratta di mostrare come storicamente la concorrenza abbia giocato un ruolo nell’affermazione di rapporti di classe asimmetrici e a questo punto l’indicazione di unirsi è un’indicazione politica soggettiva che vorrebbe contrastare una tendenza oggettiva e soggettiva. Oggettiva perché la concorrenza è il meccanismo del capitalismo, soggettiva perché la classe capitalista storicamente ha sempre avuto il primo vantaggio, le associazioni padronali erano assolutamente legali mentre quelle dei lavoratori erano vietate. E’ attraverso la lotta che i lavoratori sono riusciti a vedere riconosciuto il loro diritto di riunirsi. Da un punto di vista scientifico c’è una differenza abbastanza netta tra il principio di concorrenza e il principio di associazione e questo non va sottovalutato perché in tutta l’analisi che ho fatto ho cercato di dimostrare come la concorrenza sia un aspetto inevitabile del capitalismo, deriva dalle categorie essenziali del capitalismo, sono partito dalla merce, ho toccato proprietà privata e mercato, ho fatto vedere che questo portava ad un ulteriore salto con la mercificazione del lavoro e da lì ho cominciato a trattare la concorrenza come una necessità logica dello schema che stavo raccontando. L’associazione non è una necessità logica, l’associazione ci può essere o no, è una risposta politica, è una risposta soggettiva, che i lavoratori possono dare, tra l’altro una risposta politica e soggettiva che possono dare anche i capitalisti, ma il sistema capitalista può funzionare con un ruolo limitato del principio di associazione, viceversa non può funzionare senza che ci sia all’opera il meccanismo concorrenziale, da questo punto di vista quindi è importante tenere distinte le due cose anche se dal punto di vista politico non va sottovalutata l’unica arma che i lavoratori hanno per far fronte a queste dinamiche che è quella di unirsi fra di loro.

Riepilogo e concludo:

la concorrenza cercando di rimanere fedele a Marx non è un meccanismo specifico del capitalismo, ma è un meccanismo che esiste anche in altri modi di produzione, esiste in particolare quando esiste proprietà privata e mercato. Nel capitalismo è la mercificazione della forza lavoro che porta ad un salto di qualità importante e in questo salto di qualità riusciamo a cogliere il ruolo di classe della concorrenza. La concorrenza può essere presentata sotto le più diverse forme ma resta il fatto che seguendo le necessità logiche del funzionamento del capitalismo, il capitalismo può funzionare soltanto se la concorrenza assume anche un contenuto di classe. La concorrenza come libera espressione delle individualità e quant’altro potrà essere raccontata per presentare un discorso mistificato, ma resta un meccanismo che opera economicamente in modo asimmetrico sulle classi sociali. Con questo non voglio dire che la concorrenza non possa essere messa alle corde, la concorrenza può essere messa alle corde a livello politico, la vera difficoltà che vedo io oggi nel dare risposta politica alla concorrenza sta nell’egemonia culturale che il pensiero neo liberista è riuscito ad affermare imponendo la concorrenza come qualcosa di socialmente desiderabile e non come elemento coercitivo anche agli occhi di chi invece vorrebbe porsi in atteggiamento critico di questo sistema. Ho cercato di fare vedere come la concorrenza metta in moto delle tendenze economiche contraddittorie: da una parte porta a sviluppare l’accumulazione del capitale, tende a produrre forme di mercato che si presentano come oligopolistiche o monopolistiche e allo stesso tempo la concorrenza trasforma la natura stessa umana. Allo stadio in cui noi siamo oggi ci troviamo a fare i conti con una cultura all’interno della quale andare contro la concorrenza appare semplicemente irrazionale. La risposta politica che danno Marx ed Engels e sulla quale dovremmo riflettere di più tutti, è quella di unire le forze, le forze a cominciare dai lavoratori e tutte quelle forze politiche che tentano di ricostruire una coscienza di classe. Oggi la concorrenza ci ha già isolato in modo molto netto, alcuni tentativi di rialzare la testa sono senz’altro in atto, per concludere non è di nuove forze politiche che abbiamo bisogno ma di un lavoro capillare per ricostruire i rapporti solidali tra i lavoratori e una coscienza di classe che si opponga apertamente alla forza coercitiva esterna che ci vuole separati, isolati e in competizione con i nostri simili al solo fine di meglio servire il capitale.

Lotta di classe fino alla vittoria, un saluto a pugno chiuso.

Giulio Palermo

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