Gianni Rodari e la fantasia

I bambini con Gianni Rodari scoprono un mondo lieve, leggero, dove le cose, gli oggetti assumono caratteristiche affascinanti che catturano l’attenzione e lasciano felici e soddisfatti per aver sentito o letto una bella poesia, una filastrocca, un piccolo racconto: il tutto è condito con la fantasia acuta e puntuale capace di portare in altri mondi, di credere all’impossibile, ma altrettanto capace di riportare con i piedi per terra con la morale che poco lascia all’immaginazione.

E così gli adulti, con Gianni Rodari sorridono e sorridendo riflettono e riflettendo potrebbe accadere che il sorriso spontaneo della lettura svanisca lentamente come i colori infuocati di un tramonto si dissolvono ogni istante che passa trasformando il paesaggio in maniera irrevocabile. E svanito il sorriso potrebbe accadere che anche il pensiero sia modificato irrevocabilmente e inarrestabile diventi una filastrocca, una poesia capace di trasformare e modificare la realtà del presente, capace di ricreare un sorriso che catturi la mente e l’attenzione di chi è più accorto e attento.

 

 

Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla.” (Gianni Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino 1973, pag. 171)

Dal sito www.letteratura.it

Gianni Rodari nasce ad Omegna il 23 ottobre 1920; compiuti gli studi magistrali si avvia alla carriera dell’insegnamento elementare. Attivo sin da giovane nelle file dell’Azione Cattolica, in seguito aderisce all’ideologia comunista abbracciando l’attività politica del partito e collaborando come giornalista politico non allineato in più di una redazione. Uomo schivo, meticoloso nell’appuntare le sue idee più disparate, ci ha lasciato un’enorme quantità di scritti che vanno dagli articoli giornalistici, agli appunti sparsi, alle favole e filastrocche per bambini e per adulti; ha curato inoltre l’edizione italiana delle fiabe di Andersen negli anni Settanta in qualità di ricercatore. Le sue prime prove di scrittore per bambini risalgono al periodo milanese; nel 1947 sul “Giornale della domenica” scrive racconti e filastrocche, tessendo preziosi contatti con i «suoi» lettori, che, in una sorta di dialogo intergenerazionale gli offrono spunti e sottopongono questioni di ogni tipo stimolando la sua produzione letteraria. La popolarità arriva nel 1960 quando pubblica presso l’Einaudi di Torino, “Filastrocche in cielo e in terra”, l’opera che lo porterà alla notorietà come scrittore per l’infanzia, non solo in Italia ma presto anche all’estero.

Capolavoro di pedagogia e didattica sui generis, la sua produzione è percorsa dal dato costante del rapporto tra adulto e bambino, con le sue favole moderne Rodari ripropone nel novecento questo genere di racconto per ragazzi e lo rinnova adeguandolo ai tempi. L’obiettivo resta sempre quello educativo che grazie alla favola è realizzato in modo leggero e divertente anche quando i temi sono seri e importanti, il tutto coronato da una morale finale. Nel 1970 vince il premio Andersen. Rodari ha contribuito a un rinnovamento della letteratura per l’infanzia con una vasta produzione percorsa da una vena di intelligente comicità, dando spazio ai temi della vita d’oggi e sostituendo il tradizionale favolismo magico con personaggi e situazioni surreali.

A scrivere per i bambini – (non “per i ragazzi”, dice ancora lui: i ragazzi, è giusto che leggano Tolstoj, Primo Levi o Ho Chi Min; che nuotino nel mare grande, senza salvagente…) – Rodari ha cominciato per caso, Lavorava all'”Unità” di Milano, tra il ’47 e il ’50, quando, per una pagina domenicale dedicata genericamente “alla famiglia”, scrisse i primi raccontini umoristici, ricordandosi di quelli che aveva inventato anni prima, maestro elementare, per tener buoni i suoi scolari. Ne nacque una rubrica per i più piccoli. In questa rubrica comparve anche una “filastrocca per Ciccio”, su richiesta di una lettrice che aveva un bambino malato. Molte altre “filastrocche” vennero, su richiesta e ordinazione di lettori, grandi e piccoli. Erano poesie per ridere, canzonette sospese tra Di Giacomo e Palazzeschi.

La loro novità era dettata dalla situazione. stessa. “Non scrivevo per bambini qualunque – racconta Rodari – ma per bambini che avevano tra le mani un quotidiano politico. Era quasi obbligatorio trattarli diversamente da come prescrivevano le regole della letteratura per l’infanzia, parlare con loro delle cose d’ogni giorno, del disoccupato, dei morti di Modena, del mondo vero, non di un mondo, anzi, di un mini-mondo di convenzione”.

Per l’insieme della sua opera, Rodari ha ricevuto nel 1970, da una giuria internazionale, quel Premio Andersen che viene definito.” il Nobel della letteratura infantile” (ma non comporta assegni …).

Alla cerimonia per la consegna del premio, nel suo “acceptation speech”, Rodari ha detto: “Si può parlare agli uomini anche parlando di gatti e si può parlare di cose serie e importanti anche raccontando fiabe allegre. Del resto, che cosa intendiamo per persone serie? Facciamo il caso del signor Isaac Newton. Secondo me era una persona serissima. Ora una volta, se è vero quello che raccontano, egli se ne stava al fresco sotto un albero di mele quando gli cadde una mela sulla testa. Un altro, al suo posto, avrebbe detto quattro parole poco gentili e si sarebbe cercato un altro albero. Invece il signor Newton cominciò a domandarsi: “E perché quella mela è caduta all’ingiù? Come mai non è volata all’insù? Perché non è caduta a destra o a sinistra, ma proprio in basso? Quale forza misteriosa l’ha attirata in basso?”. Una persona priva di immaginazione, ascoltando discorsi del genere, avrebbe concluso: “Questo signor Newton è poco serio, crede in forze misteriose, magari crede che ci sia un mago al centro della terra ad attirare le mele; egli pensa che le mele possano volare come il tappeto delle Mille e una notte; insomma, alla sua età, crede ancora alle favole…”

E invece io penso che il signor Newton abbia fatto le importanti scoperte che tutti sappiamo proprio perché aveva una mente aperta in tutte le direzioni, capace di immaginare cose sconosciute, aveva una grande fantasia e sapeva adoperarla. Occorre una grande fantasia, una forte immaginazione per essere un grande scienziato – per immaginare cose che non esistono ancora – per immaginare un mondo migliore di quello in cui viviamo e mettersi a lavorare per costruirlo…

Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo..

[…]

In molte storie è riconoscibile il momento in cui la logica della fantasia è costretta a fare i conti con una realtà spiacevole e a fare appello ad altre forze della personalità per dominarla. È il momento in cui Rodari, come ha detto Alfonso Gatto, “scopre il senso del nonsenso, la serietà dell’assurdo e del gioco che è la vita vivente, sciolta dalle inibizioni e dalle paralisi e restituita alle prove, agli incontri e scontri del suo farsi”.

“Favole al telefono” Einaudi 1962

Il giovane gambero

Il giovane gambero Un giovane gambero pensò: «Perché nella mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco». Cominciò ad esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica. Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole. Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: – State a vedere. E fece una magnifica corsetta in avanti. – Figlio mio, – scoppiò a piangere la madre, – ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come tuo padre e tua madre ti hanno insegnato, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene. I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare. Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse: – Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua, il ruscello è grande: vattene e non tornare più indietro. Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò  la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo. Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea. – Il mondo va a rovescio, – disse una rana, – guardate quel gambero e datemi torto, se potete. – Non c’è più rispetto, – disse un’altra rana. – Ohibò, ohibò, – disse una terza. Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto a un sasso. – Buon giorno, – disse il giovane gambero. Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: – Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco che cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua piuttosto che rivolgermi la parola. Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio. Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava: «Ho ragione io». E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino. Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: – Buon viaggio!

Filastrocche

I bravi signori

“Un signore di Scandicci

buttava le castagne

e mangiava i ricci.

Un suo amico di Lastra a Signa

buttava i pinoli

e mangiava la pigna.

Un suo cugino di Prato

mangiava la carta stagnola

e buttava il cioccolato.

Tanta gente non lo sa

e dunque non se ne cruccia:

la vita la butta via

e mangia soltanto la buccia”.


 

Il futuro

Il futuro, credetemi,

è un gran simpaticone,

regala sogni facili

a tutte le persone.

« Sarai certo promosso »

giura allo scolaretto.

« Avrai voti lodevoli,

vedrai, te lo prometto ».

Che gli costa promettere?

« Oh, caro ragioniere,

di cuore mi congratulo;

lei sarà cavaliere!».

« Lei che viaggia in filobus,

e suda e si dispera:

guiderà un’automobile

entro domani sera».

«Lei sogna di ..far tredici? »

Ma lo farà sicuro!

Compili il suo pronostico

ci penserà il futuro!

Sogni, promesse volano…

Ma poi cosa accadrà?

Che ognuno avrà il futuro

che si conquisterà.

 

Anno nuovo

 “Indovinami, Indovino,

tu che leggi nel destino:

l’anno nuovo come sarà?

Bello, brutto o metà e metà?”.

“Trovo stampato nei miei libroni

che avrà di certo quattro stagioni,

dodici mesi, ciascuno al suo posto,

un Carnevale e un Ferragosto

e il giorno dopo del lunedì

sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo

nel destino dell’anno nuovo:

per il resto anche quest’anno

sarà come gli uomini lo faranno!”.

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