Edward Weston

Leggere Edward Weston, carpire informazioni da un quaderno che, reso pubblico, diventa un manuale di fotografia, uno stimolante supporto tecnico, emotivo, creativo, è una generosa opportunità offerta dalle pagine di “FROM MY DAY BOOK” il diario che Weston ha scritto tra il 1917 e 1934: leggiamo di un uomo semplice, umile, critico con se stesso, entusiasta, competente, instancabile nelle ricerca della perfezione, del risultato migliore, dell’eccelso.

Lo sguardo sempre volto avanti, non importa quanto possa essere grandioso il passato, avanti per divorare nuovi terreni, per comprendere che l’arte è espressione esterna di una conquista interna.

March 2, 1928 – “Modern artist who go back to the primitive, who try to recall, recreate the past, the feeling and technique of simple, artless people, fail absolutely. The why is ahead, not back, no matter how great the past may be. Art is outward expression of inner attainment. This is less involved than my former definition. Is photography art? Quien sabe? – who knows or care? I am enjoying myself!

E la conquista interna per Weston è, possiamo supporre almeno in parte, avere la fotografia già dentro di se, vedere la fotografia ancor prima di scattarla, ancor prima di cogliere l’immagine egli sa, è consapevole di quello che vuole dire, trasmettere. Come sottolinea nella dichiarazione per la sua prima esposizione ai Delphic Studios di New York nel 1930, che riportiamo per intero, egli nega le interpretazioni fantastiche o manipolazioni successive allo scatto, ma volge al registrare ciò che è oggettivo.

Vedere chiaramente, questo è il suggerimento di Weston e questo è il nostro traguardo: riuscire a vedere senza filtri, vedere, non guardare, penetrare l’essenza delle cose, non vagolare sulla loro superficie per interpretarle a seconda delle migliaia di suggerimenti offerti dalla società contemporanea.

1930 oggi – il ritmo della vita accelerata – con l’aereo e il telegrafo senza fili come simboli della velocità –  con i sensi più rapidi – le menti nutrite dalle comunicazioni e piene di impulsi nuovi.

Oggi – la fotografia – con la capacità di affrontare nuove richieste, pronta a registrare istantaneamente – coordinando l’otturatore con la visione nell’istante dell’impulso più intenso – la propria intuizione della vita, registrare, se si vuole, mille impressioni in 1/1000 secondo, fermare il volo di una pallottola, o esporre lentamente, con sicurezza, in modo deciso, per afferrare la vera essenza della cosa davanti all’obiettivo. Registrare ciò che è oggettivo, i fatti fisici delle cose attraverso la fotografia, non preclude la comunicazione, nel lavoro finito, del motivo originale, soggettivo, Un’idea astratta può essere comunicata attraverso una riproduzione esatta: la fotografia può essere questo mezzo. La vera fotografia non imita in nessun modo né prende il posto della pittura: ma ha un suo modo e una sua tecnica. La fotografia deve essere – Fotografica. Solo allora ha un valore intrinseco, solo allora le sue qualità posso essere isolate, diventare importanti. Entro i limiti fissati il mezzo è sufficiente, nuovo, vitale: senza, è imitativo, ridicolo! Questo è il modo: si deve prevedere e sentire, PRIMA dell’ESPOSIZIONE, la stampa finita – completa in tutti i valori, in ogni particolare – quando si mette a fuoco sul vetro smerigliato della macchina. Allora lo scatto dell’otturatore fissa questa immagine per sempre, questa concezione, che non deve mai essere cambiata da un ripensamento, o da una successiva manipolazione. La forza creativa coincide con lo scatto dell’otturatore. Non si può sostituire lo stupore sentito, il significato realizzato, nel TEMPO dell’ESPOSIZIONE.

Sviluppare e stampare servono solo a portare a termine la concezione originale, tanto che la prima stampa da un negativo dovrebbe essere la più bella. La vita è un’insieme coerente: le rocce, gli alberi, le conchiglie, i torsi, le ciminiere, i peperoni sono collegati parti interdipendenti dell’insieme. I ritmi dell’uno diventano i simboli di tutti. Non il mistero della nebbia né la vaghezza dal vetro affumicato, ma la grande meraviglia del rivelamento, – vedere più chiaramente di quello che gli occhi possono vedere, tanto che un albero diventa più di semplice albero. Non un’interpretazione fantastica, – il notare di una fase superficiale o di un umore transitorio: ma la presentazione diretta delle COSE in SÉ STESSE.

Weston aborrisce le costruzioni, le confezioni; la fotografia deve raccontare la verità, come egli stesso riporta, non ci deve essere alcun sotterfugio o evasione nella tecnica, ma va ricercata la quintessenza dell’oggetto o elemento che si presenta davanti alle sue lenti: «voglio l’autentica bellezza che un obiettivo può rendere tanto precisamente, presentata senza l’interferenza di “effetti artistici”».

March 18, 1927 – […] To clearly express my feeling for life with photographic beauty, present objectively the texture, rhythm, form in nature, without subterfuge, or evasion in technique or spirit, to record the quintessence of the object or element before my lens, rather than an interpretation, a superficial phase, or passing mood, – this is my way in photography. It is not a facile way!

E così Weston, in una costante analisi della propria opera e del proprio sentire riconosce che se in passato l’interpretazione era la sua creazione artistica adesso lo è la presentazione:

April 14, 1926 – In trying to analyze my present work as compared to that of several years ago, or even more recently, I can best summarize by indicating that once my aim was interpretation, now it is presentation.

Non più interpretare, rappresentare, ma presentare, dire la verità e spogliare oggetti e soggetti che nella nudità rivelano la loro massima bellezza e verità assoluta; essenza dell’essere, assenza del superfluo, del finto, del filtrato, come leggiamo in un articolo pubblicato a seguito di una mostra di Weston in Messico:

September, 1925 – After exhibiting in the State Museum, Guadalajara, an article was published by Alfaro Siqueiros, which, whether I deserve or no, is an exceptionally understanding treatise on photography. I quote briefly:

“In Weston’s photographs, the texture, the physical quality of things is rendered with the utmost exactness: the rough is rough, the smooth is smooth, flesh is alive, stone is hard. The things have a definite proportion and weight, and are placed at a clearly defined distance one from the other…In a word, the beauty which these photographs of Weston’s possess in photographic beauty!”

Colpisce e affascina questo vedere le cose di netto, il ruvido è ruvido, il liscio è liscio, la carne è viva e la pietra è dura. Parrebbero affermazioni quasi banali, ma banale non è se si prova ad applicarle all’esistenza e, volgendo lo sguardo in qualsiasi direzione, realizzare che, anche inconsciamente, la realtà è stata rivestita con abiti che non sono i suoi. Abbellita, abbruttita a seconda del momento, dello stato d’animo; per un fine bieco o lodevole o ammirabile, per puro amore, per la gloria, per l’invidia, per il denaro, per la vita o per la morte: non importa, things are they are e dunque first things first per favore! Al primo posto l’essenza, la verità, la realtà senza racconti fantastici su di essa.

Leggere Edward Weston è ricevere una scossa che induce a cercare il meglio: “va abbastanza bene”, “abbastanza bene non è abbastanza” ricorda Weston.

January 6, 1926 – Printing exhausts me. If I am ever temperamental – it is while printing. The reason is based on economics. If the first print is almost right, my purse says “good enough”, but the craftsman answers, “good enough is not enough”. By nightfall the quarrel between common sense and extravagance has torn me asunder. If there were only someone to pay for craftmasnship!

Weston diretto, senza fronzoli alcuni, nessuna costruzione, costrizione di posa, nessuna premeditazione se non vivere, sentire la fotografia dentro di sé e poi attivarsi per realizzarla con l’aiuto della tecnica, dell’ambiente, della luce e di tutto quello che c’è e che è “at hand” come scrive egli stesso. Potremmo fare fotografie 365 giorni all’anno e sarebbero tutte notevoli.

April 14, 1926 […] Also, with subject matter at hand, and time, I feel that one should be able to produce significant work 365 days a year. To create should be as simple as to breathe. These several years in Mexico have influenced my thought and life.

Il Messico rappresenta il punto di svolta per Weston, egli riconosce di aver modificato il modo di guardare il mondo, di pensare, di fotografare, ha modificato l’essenza della propria vita. Weston in Messico è andato con Tina Modotti, assistente e compagna. A lei ha insegnato l’arte della fotografia e lei ha appreso l’essenza della tecnica per trasferirla in immagini che nulla lasciano all’immaginazione ma raccontano la verità. E Tina, sostanziale e non costruita, story teller autentica con immagini accostabili alla fotografia documentaria è degna allieva di un Weston che nella continua ricerca della perfezione diventa esso stesso strumento della perfezione ed il mezzo tecnico, la macchina fotografica viene “dominata per farla rispondere al suo desiderio”.

7 January 7, 1924 – […] Let me see: F8, 1/10 second, K1 filter, panchromatic film, – how mechanical and calculated it sounds, yes actually how spontaneous. I have overcome the mechanics of my camera until it functions responsive to my desire. I am now only approaching an attainment in photography that in my ego of several year ago I thought I had reached long ago. It will be necessary to destroy, unlearn, and rebuild.

Vediamo: F8, 1/10 secondo, filtro K1, pellicola pancromatica, – suona tutto così meccanico e calcolato, ma è stato veramente spontaneo. Ho dominato la mia macchina per farla rispondere al mio desiderio. Solo adesso mi sto avvicinando a un risultato in fotografia che nel mio ego di parecchi anni fa pensavo di aver raggiunto molto tempo prima. Sarà necessario distruggere, disimparare, e ricostruire.

E il suo desiderio per l’immagine schietta, ben definita, libera da qualsiasi artificio lo rende un artista che supera la realtà e senza svilirla né esaltarla la presenta.

 

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