Della guerra – crisi e conflitti dell’imperialismo

Giulia Bausano – Emilio Quadrelli

Il saggio “Della guerra – crisi e conflitti dell’imperialismo” scritto da Giulia Bausano ed Emilio Quadrelli, pubblicato e scaricabile dal sito http://www.antiper.org, http://www.antiper.org/autoproduzioni/252-bausano-quadrelli-dellaguerra.html , si addentra agevolmente nella storia del 900, la analizza con lucidità e offre corrispondenze e riscontri con gli eventi odierni. Si sviluppa quindi un percorso di analisi che trae dal passato le riposte ad un presente che viene mostrato con molta semplicità come un degno discendente del suo antenato: cambiano gli attori ma le dinamiche sono le medesime e le conseguenze facilmente prevedibili. Gli autori risolvono così alla conclusione che

dobbiamo assumere per intero l’asserzione leniniana di tenere sempre a mente la condizione storica concreta, evitando di andare alla ricerca di un modello “ideale” che mai si darà. Analizzare gli attori politici reali e, sulla base di ciò, trarne tutte le conseguenze operative del caso.

Il testo si srotola lungo una dettagliata analisi storica che considera la Prima e la Seconda guerra mondiale, le posizioni dei vari paesi Europei durante i momenti di crisi, il ruolo degli Stati Uniti, la situazione in Russia, e cerca di comprendere gli scenari bellici attuali per elaborare, se non una risposta politica alla quotidianità che viviamo, una consapevolezza politica della strada da percorrere ricercando strumenti sempre più efficaci.

Quasi un piccolo compendio di storia “Della guerra – crisi e conflitti dell’imperialismo” offre uno spunto riflessivo particolarmente acuto soprattutto perché ricco di riferimenti bibliografici e di note a piè di pagina, che, evitate spesso dagli scrittori e traduttori per non appesantire il testo, si rivelano qui uno strumento prezioso per una conoscenza esaustiva del periodo storico analizzato.

Quella che segue è solamente una sintetica esposizione dei principali argomenti proposti e che riteniamo di primario e fondamentale interesse.

Il saggio analizza nelle prime pagine, gli attacchi a Parigi del 13 novembre. Benché non sia stato scritto per quei fatti, gli attentati di Parigi rappresentano l’input per valorizzare un ragionamento ben molto più ampio, infatti il testo è stato scritto per

delineare gli scenari attuali della guerra e le sue tendenze […] il punto di partenza è l’imperialismo e le contraddizioni oggettive che questo si porta appresso […] evidenziando che quando esso  entra in crisi generale, la guerra diventa realisticamente l’unico sbocco possibile.

Le considerazioni di Bausano e Quadrelli si sviluppano a partire dall’evidenza CRISI – GUERRA – RICOSTRUZIONE per snodarsi facilmente su un terreno  storico che considera i fatti della Prima guerra mondiale come determinanti per

stabilire la sostanziale egemonia britannica sul mondo e l’ascesa degli Stati Uniti e del Giappone, mentre la Seconda, vide il gigante statunitense ergersi a potenza imperialista pressoché incontrastata […] sicuramente sino a quando il “blocco sovietico” è rimasto in sella, tutti i gruppi imperialisti hanno dovuto marciare piegandosi agli interessi strategici della potenza statunitense.

Il declino industriale degli Stati Uniti degli anni ’70 ha favorito e incitato l’ascesa degli altri paesi imperialisti che, non più succubi degli Stati Uniti hanno cercato di guadagnare un terreno su cui camminare da soli. Il crollo del muro di Berlino ha portato al disfacimento della potenza russa: non esistendo i due poli principali in lotta tra di loro è nato un polo imperialista europeo. In questo scenario si inserisce anche la crisi del modo di produzione capitalista e dunque gli autori procedono nell’analisi effettuando una

disanima delle forze imperialiste in gioco, tentando di spiegare il significato che assume il conflitto tra le forze imperialiste e le borghesie nazionali, assumendo la Russia come modello esemplificativo di ciò. Infine provano a riproporre la fatidica domanda Che fare? Riconoscendo che l’unica e sola arma strategiche di cui siamo in possesso è rappresentata dalla teoria marxista e dal pensiero strategico leniniano.

Il testo riferisce degli eventi che hanno fatto da prologo al Secondo conflitto mondiale e procede per parallelismi soprattutto sottolineando l’incapacità della borghesia di allora, e di oggi, di prendere coscienza del proprio tempo ed esprime che

la borghesia non crea la crisi, ma vi finisce dentro senza, per lo più, neppure aver sentore di ciò che sta accadendo” […] la crisi è la deriva obbligata, come Marx ha argomentato e spiegato già nell’800, delle contraddizioni oggettive del modo di produzione capitalista, la guerra non è altro che il frutto maturo a cui inevitabilmente la crisi conduce e la sua dimensione mondiale, il “semplice” frutto degli intrecci economici-finanziari propri della fase imperialista.

Delineare dunque i presupposti politici attraverso i quali i vari attori si attrezzano al conflitto diventa fondamentale. Il testo infatti si estende nell’analisi della situazione attuale, l’appello, inascoltato di Putin all’ONU per costituire un fronte unico contro l’ISIS, l’equiparazione tra fondamentalismo e nazifascismo accomunati dal fatto che sono

forze imperialiste nuove e fresche alla ricerca di un ruolo egemone nella contesa internazionale […] si deve dunque affrontare la questione riconducendo il tutto alle contraddizione proprie della fase imperialista tenendo a mente le trasformazioni che la cosiddetta era globale vi ha apportato.

Nello studio del fondamentalismo non si può evitare di sottolineare il ruolo di sponsor che hanno avuto potenze come gli Stati Uniti e il Regno Unito. Infatti gli autori pongono una domanda

dobbiamo chiederci se, ISIS e propaggini varie, non siano altro che l’obiettiva conseguenza di quella <strategia del caos>  perseguita dagli USA nel momento in cui si sono resi conto che, non potendo più essere il gendarme del mondo, l’unico modo per continuare a svolgere luna funzione di primaria importanza sullo scenario internazionale, fosse trasformare questo in un caso permanente dove la presenza militare degli USA diventasse un fatto imprescindibile.

Nello scenario del capitalismo globale, il peso del capitale finanziario è fondamentale per comprendere che paesi come l’Arabia Saudita possono vantare un potere enorme; elemento di particolare interesse nel testo è infatti l’evidenza che il mondo arabo si vuole liberare dell’immaginario di rappresentare un insieme di individui ricchi, ma vuole esistere come classe:

perché dovrebbe [il mondo arabo] rinunciare a lottare come classe e accontentarsi di essere un insieme di individui ricchi ma politicamente inesistenti? Esistere e affermarsi come classe egemone internazione non è stato forse, dentro le rotture storiche, l’obiettivo coltivato e perseguito dalle diverse borghesie imperialiste in ascesa?

Gli autori si esprimono in un paragone tra la Prima, Seconda guerra mondiale e il fondamentalismo per rappresentare che il contesto odierno, nulla di nuovo porta con sé: nella Prima guerra mondiale, che pareva una guerra europea, si delineò con caratteri ben definiti la potenza statunitense, nella Seconda guerra mondiale si affermò l’imperialismo a dominanza statunitense e questo a supporto del fatto che

dentro ogni crisi irrompono forze imperialiste fresche in aperta competizione con le altre. Il fondamentalismo dunque è l’aspetto fenomenico attraverso il quale un giovane imperialismo tenta di scalzare la concorrenza di altri potentati.

Bausano e Quadrelli riscontrano non poche similitudini tra le vicende odierne e quelle che hanno portato al secondo conflitto mondiale sostenendo che

il fondamentalismo non è altro che l’avanguardia politico-militare di un’area imperialista a dominanza arabo e arabo – saudita che, nella ridefinizione degli assetti geopolitici e geostrategici post 1989, sta cercando di assurgere a un ruolo di primaria importanza. Questo ruolo, coltivato da tempo attraverso l’alleanza con le potenze occidentali in funzione anti- URSS, con l’irrompere della crisi sistemica del modo di produzione capitalista ha assunto tratti sempre più aggressivi ed espliciti. Dalla crisi esplosa nel 2008 il mondo, realisticamente, uscirà assai diverso da prima. La crisi economica è anche crisi politica e militare. Il che non può che comportare il formarsi di nuove gerarchie di potere su scala internazionale. La posta in palio è nuovamente il mondo e la sua spartizione.

Si prosegue con l’analisi dell’imperialismo nazifascista e nipponico registrando due elementi:

le contraddizioni oggettive proprie del capitalismo di cui si servono sia l’imperialismo nazifascista sia quello nipponico; il carattere di “massa” che fa da sfondo all’iniziativa dei giovani e aggressivi imperialismi. Dobbiamo pertanto chiederci se, oggi, l’imperialismo fondamentalista stia ricalcando una strada simile. Molti indicatori sembrerebbero confermarlo.

Da qui si parte per studiare in dettaglio la situazione in Africa in gran parte dell’Oriente dove

tutti i movimenti che si oppongono alla dominazione imperialista occidentale ruotano intorno all’Islam […] Questo non significa che tutti i movimenti musulmani siano immediatamente riconducibili all’imperialismo fondamentalista ma è sicuramente vero che, questo, vi può trovare degli interlocutori. In che modo? Semplicemente dimostrandosi più attrezzato e determinato degli altri a condurre la battaglia contro i dominatori occidentali. Il punto sta esattamente qua. Nei confronti delle masse mussulmane, l’imperialismo fondamentalista, non si presenta come espressione di una determinata frazione della borghesia imperialista in guerra con altre, bensì come forza di liberazione ed emancipazione delle masse islamiche soggiogate dal capitalismo internazionale. In poche parole ciò che le retoriche fondamentaliste compiono è una declinazione in chiave religiosa del capitalismo e dell’imperialismo. A essere messo in discussione è l’aspetto fenomenico dell’imperialismo, il suo essere a dominanza cristiana e/o ebraica, tralasciando bellamente di affrontarne gli aspetti strutturali. A essere cattivo e oppressivo non è il capitalismo in sé, bensì la sua essenza “crociata” o “ebraica”. Fecero qualcosa di diverso i nazisti? Assolutamente no.

Gli autori esprimono quali sono a loro avviso le cause che portano le masse subalterne, ghettizzate e marginalizzate delle periferie metropolitane, ad aderire al mondo fondamentalista. Dopo un ulteriore parallelo con la Seconda guerra mondiale gli scrittori analizzano, per una parte consistente del testo, la posizione della Russia dal periodo precedente la Seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. I fatti storici sono dettagliati e lo scenario si delinea in modo sempre più nitido rappresentando un quadro in cui la Russia si pone come unica potenza antimperialista e per tale motivo, sia in passato che ora, è importante ricordare che

La Russia è l’unico stato in grado di opporsi alle logiche e alle mire delle potenze imperialiste. E’ a partire da ciò che, forse, diventa facilmente comprensibile la suicida linea di condotta perseguita dalle “democrazie occidentali” nei confronti delle forze imperialiste a matrice fondamentalista: una linea ambigua e sostanzialmente morbida, che va dalla dura condanna a parole, alla tolleranza e al finanziamento delle stesse nei contesti dove possono rivelarsi utili alleate tattiche. La Russia è, di fatto, il nemico principale di tutte le forze imperialiste, vecchie e giovani.

Siamo al termine dell’analisi, il Che fare? riecheggia ovunque negli animi dei comunisti

Per prima cosa dobbiamo riconoscere la nostra oggettiva debolezza. Oggi, in virtù di questa, noi possiamo solo prendere atto delle contraddizioni esplosive interne all’imperialismo e lavorare in divenire […] il fatto che, questi attori politici, non rappresentino i nostri interlocutori ideali non ha e non può avere grande importanza. Ciò che in realtà conta, e ha valore alla scala della storia, non è la realtà in sé ma il suo divenire. In altre parole si tratta di cogliere le possibilità che, all’interno di una situazione storicamente determinata, si prefigurano per il proletariato […] le contraddizioni interne al mondo reale producono effetti che, il più delle volte, sfuggono ai suoi stessi artefici. In questo senso, allora, dobbiamo considerare la politica estera russa come un nostro alleato. Per questo dobbiamo appoggiare tutte le forze che, come in Siria e in Ucraina, si battono contro i molteplici volti dell’imperialismo. In politica occorre sempre riconoscere chi è il nemico principale, ossia dove si collochi il cuore del politico.
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