Aspettando il fine settimana: “la leggera” e “Friday on my mind”

 

Chi per vivere deve lavorare aspira ad una realtà, oltre al salario: il giorno di riposo, il fine settimana, il momento in cui ci si possa dedicare alle proprie attività, interessi, passioni. Il concetto di riposo è recente e ancor più quello di fine settimana. In Italia, come in altri paesi europei, prima della rivoluzione industriale la vita lavorativa seguiva i ritmi della natura; l’agricoltura era l’attività principale ed i contadini alternavano periodi di lavoro più o meno intensi a seconda delle stagioni, ma era sempre “una vita da bestie” come soleva ricordare la nonna della campagna.

L’avvento delle macchine, la creazione di fabbriche, lo sviluppo di un tessuto industriale sempre più esteso rese necessario definire orari di lavoro (sempre massacranti) e giornate di riposo affinché la classe operaia, proletaria si potesse ristorare un poco, avere il minimo per la sopravvivenza così da riprendere le forze e soprattutto il lavoro: mancando questo, la classe proletaria non si sarebbe riprodotta ed il tutto a danno dei capitalisti che avevano investito nella produzione.

Si arriva ai giorni nostri, in cui anche noi, lavoratori moderni, ci troviamo ad aspettare che giunga la tanto attesa giornata di riposo che però ci spaventa anche: che cosa rappresenta questa giornata di libertà, libertà? Dentro ad una macchina di cui non abbiamo i comandi ed alcun controllo vaghiamo su strade che non abbiamo scelto ma che dobbiamo percorrere per forza, con l’illusione, di taluni, di essere i protagonisti e di aver scelto quella particolare direzione. Ed intanto attendiamo il successivo fine settimana. Durante il percorso, il tragitto più o meno tortuoso, non abbiamo il tempo, non abbiamo il tempo per null’altro che non sia il nostro lavoro. La quotidianità si dilata in un tempo senza tempo, definita ormai solamente in relazione al fine settimana. E così, passando i giorni, i fine settimana, la vita passa e non abbiamo il tempo. Il giorno di riposo assume i connotati di un sogno totale, ciò che avvolge la nostra esistenza per rivestirla di un significato che soprattutto negli ultimi decenni si è trasformato nella ricerca di svago, divertimento e nell’esaltazione dell’io sviluppando un individualismo agguerrito che porta alla soddisfazione dei bisogni – indotti – della società dei consumi, oggi al suo apice. E il lavoratore/consumatore, il proletario, colui che ha come bene unico la propria forza lavoro e la vende in cambio della sopravvivenza, non riesce oggi ad individuare una strada differente in cui addentrarsi. L’unica strada pare quella del lavorare per avere e poter finalmente acquistare, comprare per sentirsi soddisfatti ed emancipati e soprattutto liberi. Liberi?

Due canzoni hanno provocato la riflessione precedente:”la leggera” e “Friday on my mind”, in cui i giorni scorrono velocemente per arrivare all’incoronazione del fine settimana come re indiscusso delle nostre esistenze.

All’inizio del 900 molte persone si spostavano per trovare lavoro: le mondine andavano nelle risaie del vercellese e del novarese, gli stagionali andavano nei campi della Maremma spostandosi con un treno che attraversava l’Appennino. Il treno si chiamava il “trenino della leggera” perché i viaggiatori si spostavano con poco bagaglio, leggeri, non avevano nulla se non pochi effetti personali e forse un tozzo di pane per affrontare il viaggio.

Caterina Bueno, etnomusicologa, cantante e ricercatrice che ha permesso di recuperare molte canzoni della tradizione popolare italiana, scoprì la canzone della “leggera” in provincia di Arezzo, nei primi anni ’60: “Il treno che agli inizi del secolo portava i lavoratori stagionali attraverso tutta la regione fino in Maremma, veniva chiamato il “Trenino della leggera”, dove “leggera” era un termine dispregiativo e canzonatorio con cui si indicavano i disoccupati, gli stagionali o comunque gli emigranti che, poverissimi, viaggiavano “leggeri” con una sola sporta”.

Nel canto, i lavoratori trovavano una valvola di sfogo dalla realtà quotidiana: cantare per esorcizzare il periodo di lavoro intenso che li stava aspettando ed alleviare momentaneamente il pensiero di una vita di soli sacrifici. E se dunque il canto raccontava il sogno di una vita migliore, possiamo azzardare che la vita migliore andava costruita nella quotidianità. Ma non c’era tempo. E forse oggi c’è ancora meno tempo e meno consapevolezza per la costruzione di una realtà, quotidiana, migliore per tutti.

La leggera

Il lunedì la testa mi vacilla
Oi che meraviglia non voglio lavorar
Il lunedì la testa mi vacilla
Oi che meraviglia non voglio lavorar

Il martedì poi l’è un giorno seguente
Io non mi sento di andare a lavorar
Il martedì poi l’è un giorno seguente
Io non mi sento di andare a lavorar

Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa
Io c’ho della ciucca non voglio lavorar
Il mercoledì poi l’è un giorno di baruffa
Io c’ho della ciucca non voglio lavorar

Il giovedì poi l’è festa nazionale
Il governo non permette ch’io vada a lavorar
Il giovedì poi l’è festa nazionale
Il governo non permette ch’io vada a lavorar

Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar
Oh leggera dove vai
Io ti vengo io ti vengo a ritrovar

Il venerdì poi l’è un giorno di passione
Io che son cattolica non voglio lavorar
Il venerdì poi l’è un giorno di passione
Io che son cattolica non voglio lavorar

Il sabato poi l’è l’ultimo giorno
Oi che bel giorno non voglio lavorar
Il sabato poi l’è l’ultimo giorno
Oi che bel giorno non voglio lavorar

Arriva la domenica mi siedo sul portone
Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar
Arriva la domenica mi siedo sul portone
Aspetto il mio padrone che mi venga a pagar

Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato
Brutto scellerato lèvati di qua!
Padron l’è là che arriva l’è tutto arrabbiato
Brutto scellerato lèvati di qua!

Noi siam della leggera e poco ce ne importa
Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!
Noi siam della leggera e poco ce ne importa
Vadan sull’ostia la fabbrica e il padron!

Oh leggera dove vai  Io ti vengo io ti vengo a ritrovar (2 volte)

Al minuto 3:10 il testo sopra riportato

 

Nel 1966 il gruppo australiano degli Easybeats, compone “Friday on my mind” riproposta nell’album PIN UPS da David Bowie nel 1973.

Gli autori del brano raccontano la settimana lavorativa, rappresentano la noia, il tedio del lavoro prendendo in esame ogni giorno della settimana. Una parte della canzone ci pare significativa perché, nonostante gli autori sostengano che nel testo hanno rappresentato il proprio punto di vista sul mondo e nient’altro, Friday on my mind è stata recepita dal pubblico come inno della classe operaia, e noi, che non lo riconosciamo in tutto come tale, lo valorizziamo per l’intento, più o meno consapevole di voler un giorno cambiare la realtà: smettere di lavorare per i ricchi, presupponendo (osiamo troppo?) così un cambiamento radicale del modo di produzione.

“…Do the five day drag once more
No one, nothing else that bugs me
More than workin’ for the rich man
Hey, I’ll change that scene one day”.

“…I cinque giorni si trascinano ancora una volta
Nessuno, nient’altro mi infastidisce
di più che lavorare per i ricchi
Hey, cambierò questa storia un giorno”.

 

La musica passando dal modo minore al maggiore sembra voler incitare al cambiamento, conduce l’ascoltatore ad una esplosione di gioia al giungere del fine settimana in cui ci sarà il tempo per il divertimento, per uscire con la propria ragazza e impazzire di felicità: procediamo cantando dunque, verso il prossimo fine settimana e, se le canzoni del passato ci paiono poco adatte a rappresentarci, iniziamo a crearne di nuove, guardandoci intorno le idee non dovrebbero mancare.

Friday On My Mind

Monday morning feels so bad
Everybody seems to nag me
Comin’ Tuesday I’ll feel better
Even my old man looks good
Wednesday just won’t go
Thursday goes too slow
I’ve got Friday on my mind

I’m gonna have fun in my city
I’ll be with my girl, she’s so pretty
She looks fine tonight
She is out of sight to me

Tonight, I’ll spend my bread
Tonight, I’ll lose my head
Tonight, I’ve got to get tonight
Monday, I have Friday on my mind

Do the five day drag once more
No one, nothing else that bugs me
More than workin’ for the rich man
Hey, I’ll change that scene one day

Today I might be mad
Tomorrow I’ll be glad
‘Cause I’ve got Friday on my mind

I’m gonna have fun in my city
I’ll be with my girl, she’s so pretty
She looks fine tonight
She is out of sight to me

Tonight, I’ll paint my friend
Tonight, I’ll lose my head
Tonight, I’ve got to get tonight
Monday, I have Friday on my mind

I’m gonna have fun in my city
I’ll be with my girl, she’s so pretty
I’m gonna have fun in my city
I’ll be with my girl, she’s so pretty
I’m gonna have fun in my city
I’ll be with my girl

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