La nuvola in calzoni Majakovskij

Dall’introduzione a “la nuvola in calzoni”  a cura di Remo Faccani  – Giulio Einaudi Editore 2012

La nuvola in calzoni è il capolavoro della stagione “prerivoluzionaria” di Majakovskij, e uno dei testi più significativi del futurismo russo e della letteratura russa del Novecento. Composto tra il 1914 e il 1915 da un Majakovskij poco più che ventenne, il poemetto trabocca di una forza lirica tesa, appassionata, che vuole essere dissacrante, antiborghese, antifilistea, ed è soprattutto intensamente libertaria.

Il poemetto ha un eroe che è o potrebbe-vorrebbe essere Majakovskij […] L’eroe si tormenta d’ansia e di pena per un grande amore non ricambiato e, forse impossibile da ricambiare, tante è la violenza di possesso e, insieme, di esaltazione idealizzatrice che egli vi riversa.

[…] Il dolore privato non è che parte di un dolore infinitamente più grande, collettivo, che pervade, martirizza, lacera un’umanità di reietti, di infelici, di umiliati e offesi.

[…] La nuvola in calzoni vuole rappresentare una sorta di resa dei conti con il passato e il presente, con i valori, le idee, la cultura, soprattutto letteraria, che nel passato e nel presente trovavano espressione.

[…] Il sistema di metafore religiose (a partire dal primitivo titolo, Il tredicesimo apostolo) che Majakovskij ci squaderna davanti, non è una mitologia estrinseca. E’ l’espressione di una “volontà universale di assoluto, di un bisogno di amore e di una reazione di rivolta, quando ci si sente cosmicamente derelitti e infelice, non amati da Dio, e non amati da una donna”.

Prologo

Il vostro pensiero che fantastica

a galla del cervello rammollito,

come un lacché straimpinguato disteso su un sofà unto

di grasso

io lo stuzzicherò contro un brandello insanguinato di

cuore;

me n’arcibefferò a sazietà, impudente e caustico.

La mia anima non ha un capello bianco,

e non c’è in lei tenerezza senile!

Intronando l’universo con la mia voce possente

avanzo – bello,

ventiduenne.

Teneri,

dell’amore voi fate musica di violini.

Ne fa cadenze di timpani il rozzo.

Ma come me non potete rovesciarvi

per essere labbra e soltanto labbra!

Dal salotto venite a istruirvi –

tutta di candida batista

voi, compita funzionaria della lega angelica.

E venga colei che senza turbarsi sfoglia labbra

come una cuoca le pagine del libro di cucina.

Se volete –

sarò frenetico di carne

e, come il cielo, variando i toni –

se volete –

sarò di una tenerezza inappuntabile,

non uomo sarò, ma  -. nuvola in calzoni!

709

Lasciatemi passare!

Non mi fermerete.

Che io menta

o sia nel giusto,

più di così non so essere calmo.

Guardate!

Hanno di nuovo decapitato le stelle

e insanguinato il cielo come un mattatoio.

Ehilà, voi!

Cielo!

Toglietevi il cappello!

Sto arrivando!

Silenzio.

L’universo dorme,

poggiando sulla zampa

un orecchio enorme con zecche di stelle.

 

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