Guerra, capitalismo & libertà Banksy

Banksy e la street art, l’anonimato, la creatività, l’intelligenza, le improvvisate, Banksy che compare dal nulla per dileguarsi velocemente; denuncia e ironia, sdrammatizzazione e piccoli dettagli che svelano e gettano una luce forte, decisa, tagliente su alcune verità del nostro tempo.

“Guerra, capitalismo & libertà” è il titolo della mostra dedicata alle opere di Banksy provenienti da collezioni private, a palazzo Cipolla fino al 4 settembre 2016 e che non è chiaro se sia stata da lui autorizzata.

Abituati a scoprire la street art di Banksy nei luoghi più inaspettati, ci sorprende scoprire che c’è una mostra con le sue opere, al chiuso.

Nel pieno centro gremito di Roma, il manifesto che pubblicizza l’esposizione non ha difficoltà a farsi notare. Avulse parole, “capitalismo” e “libertà” vanno a braccetto facendo supporre una la conseguenza dell’altra. Antitesi poco felice rispetto alle ormai conosciute e accettate come tali “odio e amore”, “guerra e pace”, “gioia e dolore”: il contrasto “capitalismo” e “libertà” non riesce a convincere, pare piuttosto una leggerezza o un default power che agisce indisturbato nelle menti degli organizzatori.

Come citano tanti articoli letti su questa mostra, il titolo rappresenta i temi sui quali Banksy si pronuncia con la propria arte. Certamente egli denuncia in modo inequivocabile il capitalismo e la guerra, sulla libertà non troviamo molte corrispondenze a meno che non si intenda libertà dal capitalismo e dalle guerre.

Il concetto di libertà è tanto ampio quanto difficile da definire senza correre il rischio di  tralasciare aspetti importanti e siamo quindi propensi a ricondurre il tutto ad un solo tipo di libertà, quella che deriva dalla liberazione delle disuguaglianze, come esprime Marx costantemente nei suoi scritti, in cui nella critica radicale allo stato moderno di tipo liberal-democratico ricorda che la libertà sarà sempre e soltanto formale e non sostanziale, finché persisteranno le disuguaglianze socio-economiche finché siamo obbligati a vendere la nostra forza-lavoro per sopravvivere: finché siamo lavoratori salariati, non possiamo essere liberi.

I graffiti di Banksy sono interessanti, intuizioni originali espresse con molta semplicità; in modo diretto e immediato trasmette un concetto importante, la sua arte è molto eloquente e sollecita una riflessione.

Che Banksy abbia autorizzato o meno la mostra avrebbe avuto la sua importanza ma non abbiamo avuto riscontri su questo; una considerazione sull’opera conclusiva del percorso va fatta: “Exit through the gift shop” (che è anche un documentario del 2010 diretto da Banksy e che tramite interviste a street artist di primo piano crea un quadro che rappresenta la storia della street art) poteva avere il suo senso nel contesto di tutte le opere di Banksy come denuncia al consumismo, al capitalismo. Sfortunatamente è stato messo proprio nei pressi dell’uscita obbligata attraverso un gift shop che attende realmente i visitatori trasformando l’opera-denuncia di Banksy in un cartello pubblicitario.exit

Banksy

banksy-bomba

Banksy_destroy capitalism

banksy birds

Banksy_2006_Trolley hunters_serigraph screenprint_56 x 76 cm_MGTHUMB-INTERNA

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