Primo maggio, lode del lavoro illegale

E’ arrivato il Primo Maggio.

Lo festeggiamo perché vogliamo ricordarci che siamo lavoratori, parte di una classe, in lotta: una lotta che è un cammino lento, pieno di insidie per liberarci da chi ci vuole sfruttare per il proprio profitto. Ma sono parole, siamo lavoratori, sfruttati, e lo saremo sempre di più. Va saputo. La lotta di classe sembra un lontano ricordo, non ci sentiamo forse neanche parte di una classe. Siamo parcellizzati, divisi, crediamo che i problemi del mondo del lavoro siano solo nostri, siamo quasi convinti che il non avere un buon lavoro o una buona posizione sia colpa nostra o magari, degli immigrati…

Non è così. Oggi vogliamo festeggiare per ricordare che abbiamo un compito: noi lavoratori, insieme, possiamo contribuire a ricostruire la nostra coscienza, la consapevolezza che siamo parte di un’unica classe che le dinamiche economiche dell’attuale sistema di produzione, il sistema capitalista, schiaccerà sempre di più. E se oggi non siamo certi che la lotta possa produrre dei risultati, sappiamo che va fatta, oggi dobbiamo dotarci di strumenti che ci aiutino a resistere, ad essere consapevoli che noi siamo quelli che stanno in basso, noi siamo quelli che per vivere dobbiamo lavorare e noi siamo quelli sfruttati.

Acquisita tale consapevolezza faremo festa perché abbiamo avuto la forza di schierarci dalla parte giusta, siamo quelli che lavorano, in silenzio, per preparare un terreno fertile, come dice Bertolt Brecht, “duro è ed utile il piccolo lavoro quotidiano”. Siamo quelli che lavorano per ricostruire un piccolo gruppo, un piccolo movimento capace di studiare, di confrontarsi, di lavorare insieme per essere sempre più forte e avere lo slancio per portare un cambiamento nella realtà, una realtà in movimento e noi, con lei, ci muoviamo per dare la direzione . Siamo quelli che festeggiano il Primo Maggio per ricordarci delle lotte dei lavoratori, nel passato, e per ringraziare come fa Bertolt Brecht nella poesia che segue, chi ha lottato nel silenzio e ha protetto, ha solidarizzato con chi si è schierato e ha indicato una strada da seguire. A noi la scelta.

Lode del lavoro illegale

Bello è

prender la parola nella lotta di classe,

a voce alta e sonante chiamare a battaglia le masse

per calpestare gli oppressori, per liberare gli oppressi.

Duro è ed utile il piccolo quotidiano lavoro,

con segreta tenacia annodare

la rete del Partito davanti

alle canne dei fucili degli imprenditori:

parlare ma

celare chi parla

Vincere ma

celare chi vince.

Morire ma

nascondere la morte.

Chi non farebbe molto per la gloria, ma chi

farebbe per il silenzio?

Ma il povero convita l’Onore al suo tavolo,

dalla stretta e cadente capanna esce

irresistibilmente la Grandezza.

E la Fama invano s’informa

su chi compì la grande azione.

Venite avanti

per un attimo, voi

ignoti, col viso coperto, e abbiate

il nostro grazie!

B. Brecht, Poesie e Canzoni, Einaudi 1959

 

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